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Cavalli Nicolò (1730-1822)

Nacque a Longarone il 12 aprile, da genitori originari da Perarolo di Cadore. Si trasferì poi a Venezia, come allievo della stamperia calcografica di Wagner, perfezionando l’incisione a bulino e diventando presto famoso per la fantasia, l’eleganza delle sue decorazioni.

Aprì un suo laboratorio e con il suo mestiere redditizio raggiunse una buona agiatezza, pur non avendo origini nobili, condizione che lo escluse dai grandi salotti veneziani. Morì ricchissimo, ultranovantenne, nella sua casa veneziana. Molte sue opere si trovano al Museo Correr di Venezia.

Celotta, Pietro Ettore (1827-1851) e Rosa (1825-1889)

Pietro Ettore e sua sorella Rosa furono animati da spirito patriottico, tanto che divennero cospiratori contro l’invasore austriaco e si dedicarono alla diffusione degli ideali di libertà facendo proseliti, alcuni indirizzati specificamente alle donne.

Rosa Celotta fu ammirata per il coraggio, il buon senso e la forza; gli insorti si servirono di lei come staffetta portaordini durante ogni operazione bellica, specialmente sui monti del Cadore e dello Zoldano, e il suo ruolo fu talmente apprezzato che gli zoldani la onorarono, infrangendo le consuetudini, permettendole di esporre le proprie idee politiche attraverso una tribuna pubblica.

Gonzaga Pietro (1751-1831)

Fu un grande artista, un grande scenografo italiano del 1700; non ancora ventenne venne chiamato ad affrescare la Villa Collalto di Susegana, con scene mitologiche, agresti e guerriere.

Poco dopo giunse a Venezia, dove visse per tre anni, raffinando la sua arte del disegno applicata alle regole del teatro: da questo momento la sua vita si svolgerà a Milano, Genova, Alessandria, Roma, Parma, Monza… Nel 1792 accolse l’invito dell’ambasciatore russo a recarsi alla corte degli zar: qui progettò e dipinse la costruzione di un teatro, affrescò un palazzo di Pietroburgo, eseguì il prospetto della cattedrale di S. Isacco.

Divenne inoltre promotore di un rinnovamento della scenografia russa, approfondendo le sue ricerche sulla luce e sul colore. Ricevette il prestigioso titolo di “primo scenografo di corte”. Alla sua morte, nel 1831 durante un’epidemia di colera, fu decretato dalla corte imperiale un lutto di tre giorni.

 

 

Malcom Alessandro

La Villa Malcom apparteneva alla famiglia Wiel, che la cedette a Sir Malcom, baronetto inglese innamorato di quel posto.

Per proteggere la villa dalle facili e frequenti inondazioni del fiume, il baronetto fece erigere una diga. Costruì poi uno splendido parco, diventato famoso per i viali, il laghetto dei cigni e le piante esotiche (vedi le fotografie della Mostra Fotografica)

Marchi Pietro (1810-1865)

Nato nel 1810, emigrò da giovane in Spagna dove diresse uno stabilimento litografico a Barcellona.

Mazzolà Catterino (1745-1806)

E’ il terzogenito di una famiglia numerosa, lavorò a Venezia e a Dresda imponendosi per l’ingegno, lo stile e la varietà delle sue opere poetiche.

Venne nominato poeta teatrale alla corte del principe Federico Augusto III. Lavorò anche con Mozart.

Polla Arduino (1884-1955)

Ufficiale degli alpini nella prima guerra mondiale, fece ritorno poi a Longarone ed aprì uno stabilimento per la lavorazione del legno a Desedan.

Distrutta da un incendio, la fabbrica venne ricostruita dal proprietario con una veste ancora più moderna. Durante la seconda guerra mondiale venne richiamato alle armi e ricevette la Croce al Valor militare.

Pradella Italo (1923-1978)

La sua famiglia giunse a Longarone da Vittorio Veneto nel 1893, aprendo una fucina di fabbri ferrai. La sua creatività artistica emerse subito, i soggetti delle sue opere pittoriche furono vari, ma sempre incentrati sull’ambiente montano.

Egli lasciò alla Longarone ricostruita una testimonianza artistica della catastrofe: tre cristi che campeggiano nei luoghi cruciali della memoria, una pala nel battistero della chiesa di Michelucci, un mosaico nel cimitero delle vittime e una scultura in bronzo nella cappella di Podenzoi.

Protti Gustavo (1852-1938)

Nacque a Longarone, si dedicò all’agricoltura e all’allevamento di bestiame, introducendo per primo l’uso dei concimi chimici e adottando le macchine nella lavorazione della terra.

Nel 1900 aprì il cartonificio più grande d’Italia, riducendo la piaga della disoccupazione locale e, per aiutare le madri che lavoravano nel cartonificio, costruì a Codissago un asilo infantile, che accoglieva i bambini durante l’orario di lavoro.

L’energia per il funzionamento dello stabilimento è ottenuta dall’acqua del Vajont con un’ardita opera ingegneristica di derivazione lungo la forra. Contribuì a far affrescare parte della chiesa di Longarone.

Talacchini Antonio

Impresario di Varese arriva a Longarone nei primi anni del 1800 e costruisce la statale di Alemagna.

Edificò la casa di Faè e la chiesetta di San Nicola (nel 1859). Fondò a Faè uno stabilimento per lavorare i tronchi fluitati lungo il Piave e bonifica il greto dello stesso fiume, trasformandolo in terreno coltivabile.

Tasso Jacopo (1808-1849)

Nacque a Longarone da una famiglia benestante con grande culto patriottico. Ben presto si iscrisse alla Carboneria, infiammato dalle idee di Mazzini e Garibaldi, e fu accanto nella riscossa a Pier Fortunato Calvi dal Cadore, distinguendosi tra i Cacciatori delle Alpi.

Nel 1849 venne arrestato a Belluno dagli Austriaci perché stava arruolando volontari per liberare la città occupata dall’invasore e fu rinchiuso in carcere a Treviso. In seguito ad un duro processo, fu condannato alla pena di morte per impiccagione. Da Belluno partì allora una delegazione per implorare la grazia al comandante di Treviso: ottennero che alla morte per impiccagione fosse sostituita quella per fucilazione. Il 12 luglio 1867 i resti di Tasso vennero portati a Belluno e inumati a Mussoi.

La sua cittadina natale, Longarone, gli aveva innalzato un monumento, opera di Urbano Nono, inaugurato il 10 settembre 1911; travolto dal disastro del Vajont, ne furono recuperati il basamento e la testa, oggi restaurato ad opera di Gianni Pezzei e collocato nell’omonima piazza il 20 maggio 2000.